DEBORAH KERR nasce a Glasgow nel 1921. Nel 1937, dopo gli studi di danza e recitazione, debutta a soli sedici anni in teatro come mimo in "Harlequin and Columbine", mentre l'anno successivo è nel corpo di ballo dello spettacolo "Prometheus". Decisa a specializzarsi come attrice, si trasferisce a Londra dove dal 1939 e per alcuni anni recita in diverse produzioni shakespeariane. Nel frattempo, nel 1940, debutta al cinema dove ottiene una piccola parte nel film "Contrabbando", che però viene tagliata in fase di montaggio. L'anno successivo, dopo un ruolo secondario ne "Il maggiore Barbara", è fra i protagonisti del drammatico "Love in the dole", mentre nel '42 ottiene visibilità grazie a tre fortunate pellicole, "Pennsylvania", "Il castello del cappellaio" e "The way will down". Nel 1943 arriva la consacrazione in patria, sia in teatro con lo spettacolo teatrale "Hearthbreak House" presso il Cambridge Theatre, sia al cinema con il romanzo di guerra "Duello a Berlino"; grazie alla sua forte presenza scenica e recitativa conquista pubblico e critica. La Kerr decide di accantonare momentaneamente il teatro per dedicarsi al cinema, regalando in quegli anni grandi interpretazioni, come in "Intermezzo matrimoniale" (1945) accanto a Robert Donat, "Agente nemico" (1946) in cui fa coppia con Trevor Howard, "Peccatori senza peccato" (1947) dove divide lo schermo con Walter Pidgeon e Angela Lansbury, "I trafficanti" (1947) con il grande Clark Gable, e soprattutto in "Narciso nero" (1947), in cui il ruolo della combattiva suora missionaria suscita interesse delle major americane e le fa vincere il New York Film Critics Awards. Aperte le porte di Hollywood, nel 1949 la Kerr viene chiamata a recitare nel film diretto da George Cukor "Edoardo, mio figlio", prezioso dramma in cui divide lo schermo con Spencer Tracy e che le fa ottenere una Nomination agli Oscar. Dopo questa pellicola, seguono a Hollywood altre importanti e fortunate produzioni in cui vengono messe in luce le sue grandi doti recitative, spesso in ruoli algidi e forti che rispecchiano la sua provenienza inglese. Tra questi film ricordiamo la commedia romantica "Credimi" (1950), l'avventuroso "Le miniere di Re Salomone" (1950), il kolossal di Melvyn LeRoy "Quo vadis?" (1951) dove interpreta la cristiana Licia accanto ad un cast stellare, "Il prigioniero di Zenda" (1952) dove è la meravigliosa Principessa Flavia, il dramma di guerra "Bagliori ad Oriente" (1952) accanto ad Alan Ladd, l'altro grande kolossal "Giulio Cesare" (1953) dove è Portia accanto a Marlon Brando e "La sposa sognata" (1953) dove duetta con Cary Grant. Ma il 1953 è anche l'anno di "Da qui all'eternità" di Fred Zinnemann, dove la Kerr e Burt Lancaster ci regalano il bacio più appassionato della storia del cinema. Dopo questa pellicola che le frutta la sua seconda Nomination agli Oscar, l'attrice nello stesso anno torna in teatro e debutta a Broadway con "Thè e simpatia", spettacolo di successo che la porta ad una lunga tournée e per il quale ottiene una Nomination ai Tony Awards. Nel 1955 torna al cinema accanto a Van Johnson nel drammatico di Edward Dmytrick "La fine dell'avventura", seguito l'anno successivo dal bellico di George Seaton "Anche gli eroi piangono". Sempre nel 1956 conferma il suo successo con altre due pellicole: la versione cinematografica di "Thè e simpatia" di Vincent Minnelli e il celeberrimo "Il re ed io" accanto a Yul Brinner, film che le fa ottenere una terza Nomination agli Oscar. La quarta arriva l'anno dopo, nel 1957, quando veste nuovamente i panni di una suora ne "L'anima e la carne" di John Houston dove recita accanto a Robert Mitchum. Nello stesso anno è protagonista con Cary Grant della fortunata pellicola romantica "Un amore splendido" diretta da Leo McCarey, mentre nel 1958 la sua carriera si impreziosisce di altre due importanti produzioni: "Bonjour tristesse" di Otto Preminger, dove è una non più giovane donna innamorata accanto a David Niven (con cui inizia un fortunato sodalizio artistico), e "Tavole separate" di Delbert Mann, storia corale ambientata in un albergo che vede nel cast anche Rita Hayworth, Burt Lancaster, David Niven e Wendy Hiller. Questo film le fa ottenere una quinta nomination, ma non riesce a portarsi a casa la statuetta nemmeno questa volta a differenza di Niven e della Hiller; il film ha grande successo anche in Italia dove l'ammirazione da parte della critica le fa vincere il David di Donatello per la Migliore Attrice straniera. La maturità artistica della Kerr ottiene consacrazione anche nei film successivi, fra i quali ricordiamo "Il viaggio" (1959) di Anatole Litvak in cui ritrova Yul Brinner, "Il marito latino" (1959) di Jean Negulesco con il nostro Rossano Brazzi, "Adorabile infedele" (1959) di Henry King accanto a Gregory Peck, "I nomadi" (1960), dramma familiare in salsa western di Fred Zinnemann con Peter Ustinov e Robert Mitcum e che le fa ottenere la sesta Nomination agli Oscar, "L'erba del vicino è sempre più verde" (1960), commedia di Stanley Donen in cui è sentimentalmente divisa tra Grant e Mitchum, il giallo "Il dubbio" (1961) di Michael Anderson in cui ha come partner Gary Cooper, e l' ottimo horror gotico "Suspense" (1960) diretto da Jack Clayton. Dopo due anni d'assenza dalle scene, debutta in televisione in un episodio dell' "ITV Play of the Week", mentre nel 1964 torna sul grande schermo e ci regala altri due splendidi ruoli ne "Il giardino di gesso" di Ronald Reame in cui è la combattiva governante di una non facile Hayley Mills, e ne "La notte dell'iguana" di John Houston dove, accanto ad Ava Gardner e Sue Lyon, è una delle tre donne che ruotano ostinatamente attorno ad un fragile Richard Burton. L'anno successivo è nella commedia poco fortunata "Patto a tre", in cui ha come partner Frank Sinatra e Dean Martin; nel 1966 lavora nuovamente con Niven nel giallo "Cerimonia per un delitto", mentre nel 1967 è nel folto cast del comico "Casino Royale", celebre parodia di 007 nel duplice ruolo di Lady Fiona e dell'agente Mimì, decidendo di staccarsi per una volta dai personaggi più seriosi e sofisticati finora interpretati. L'anno dopo è invece protagonista della divertente commedia "Prudence e la pillola", dove fa di nuovo meravigliosamente coppia con Niven, mentre nel 1969 fa scalpore una sua scena di nudo integrale (il primo e unico in tutta la sua carriera) nel film "I temerari" di John Frankeneimer. L'attrice, quarantottenne, lo fa come provocazione e sfida alle nuove giovani leve che si spogliano senza motivo in tante inutili produzioni. Nello stesso anno è al cinema anche nel film di Elia Kazan "Il compromesso", dove aggiunge un'altra perla drammatica alla sua carriera. Dopo questa pellicola, la Kerr decide di allontanarsi dal grande schermo per tornare alla sua prima passione, il teatro, dove è protagonista di numerose produzioni, tra le quali ricordiamo "The day after defire" (1972) di Peter Ustinov, "Seascape" (1975), "Candida" (1977) e "Overheard" (1981). Nel 1982 si riaffaccia alla tv, dove recita in "A song at twilight", episodio del "BBC 2 Playhouse", ed è protagonista del tv-movie "Witness for the prosecution". Nel 1984, dopo un'altra incursione in teatro all'Aschcrofft Theatre di Londra con lo spettacolo "The corn is green", gira la miniserie inglese "A woman of substance". L'anno successivo, sempre per la televisione, gira il film "Ritorno alla base", un revival di guerra in cui lavora dopo venticinque anni con Robert Mitchum, mentre sul grande schermo è protagonista del film "Il giardino indiano" diretto da Mary McMurray, in cui interpreta una vedova di un ex colone inglese in India e in cui sfoggia una possente presenza scenica che ci rimanda ai forti personaggi interpretati in passato. Nel 1986 lavora in altri due film per la televisione, "Ann and Debbie" e "Hold the dream", con i quali chiude la sua strepitosa carriera. Poco tempo dopo, infatti, le viene diagnosticato il morbo di Parkinson, limitando così anche le sue apparizioni pubbliche. Tra le ultime, ricordiamo nel 1994 la presenza alla cerimonia degli Academy Awards, dove le viene assegnato il meritato Oscar alla Carriera (la Kerr, assieme a Thelma Ritter e Glenn Glose, è l'attrice ad aver ricevuto più nomination, sei, senza ad aver vinto la statuetta). Deborah Kerr, negli ultimi anni, si ritira nella sua casa di Botesdale, dove muore nel 2007 all'età di 86 anni.
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mercoledì 23 luglio 2014
venerdì 11 luglio 2014
JUNE ALLYSON
JUNE ALLYSON nasce a New York nel 1917. All'età di otto anni subisce un incidente; mentre gioca nel suo giardino, la caduta di un ramo spezzato le frattura la spina dorsale rischiando di rimanere paralizzata. Grazie al nuoto, inizia una lunga riabilitazione che la porta negli anni nuovamente a camminare. Amante del cinema, inizia a studiare danza e a soli diciotto anni inizia a lavorare come ballerina, prima a Montreal e poi a New York. Nel 1937 viene scelta dalla Educational Pictures per lavorare in una serie di cortometraggi e l'anno successivo appare in alcuni short musicali per la Vitaphone di Brooklyn. Sempre in quell'anno debutta a Broadway nello spettacolo "Sing out the music"; la sua bravura e la sua ottima presenza scenica raccolte in un'altezza minuta le valgono l'appellativo di 5'1", portandola a recitare nel triennio successivo in diverse produzioni. Il successo nel ruolo di Minerva in "Best Foot Farwards" la conduce anche nel cast della versione cinematografica dello spettacolo che esce nel 1943. La Allyson, felice di questa esperienza, preferisce d'ora in poi dedicarsi al grande schermo. Sempre nel 1943 è nel cast di "Girl Crazy" accanto a Mickey Rooney e de "La parata delle stelle", con Gene Kelly e nuovamente Rooney. Nel 1944, dopo i film "Marisa" e "Meet the people", ottiene la consacrazione con il film "Due ragazze e un marinaio", in cui divide lo schermo con Van Johnson e Gloria DeHaven, e in cui mostra notevoli doti recitative oltre a quelle di cantante e ballerina. Successi sono anche le produzioni negli anni successivi, tra le quali ricordiamo "Sua altezza il cameriere" (1945), "Due sorelle di Boston" (1946), il musical corale "Nuvole passeggere" (1946), il drammatico "In fondo al cuore" (1946), l'avventuroso "L'isola sulla montagna" (1947) ancora accanto a Van Johnson, "Good news" (1947) e "La sposa ribelle" (1948). Nel 1948 è anche fra i protagonisti de "I tre moschettieri", una delle migliori versioni cinematografiche realizzate, in cui recita nel ruolo di Costanza accanto a Gene Kelly, Lana Turner e Angela Lansbury. Nel 1949 un'altra grande produzione, un altro adattamento cinematografico di "Piccole donne", dove la troviamo nei panni di Joe. Dopo questi film, dato il consenso di critica e pubblico, la Allyson si dedica a film più impegnati e dove mostra la sua maturata dote recitativa. Tra questi: "Il ritorno del campione" (1949) in cui divide lo schermo con James Stewart, "Il messicano" (1950) dove recita accanto a suo marito Dick Powell sposato nel '45, "L'ingenua maliziosa" (1951) che le fa conquistare il Golden Globe, "La dama bianca" (1952), "La porta del mistero" (1953), "La storia di Glenn Miller" (1954) in cui è nuovamente accanto a Stewart, "La sete del potere" (1954) di Robert Wise, "Acque nell'infinito" (1955) dove fa splendere per la terza volta il binomio con Stewart e "Una tigre in cielo" (1955) con Alan Ladd. Nel 1956 è diretta da suo marito in "Autostop", mentre nel 1957 colleziona i suoi successi con due memorabili film: il sentimentale "Interludio", dove è diretta da Douglas Sirk e recita con Rossano Brazzi, e "L'impareggiabile Godfrey", preziosa commedia di Henry Coster in cui duetta divinamente con David Niven. Nel 1959, dopo aver girato "Uno sconosciuto nella mia vita", film minore rispetto ai precedenti, decide di abbandonare momentaneamente il cinema per dedicarsi alla radio e soprattutto alla televisione, dove recita tra gli altri nel "The DuPont Show with June Allyson" (1960) e nel "The Dick Powell Show" (1962-63). Dopo la morte del marito nel 1963, per qualche anno è lontana dagli schermi, salvo ritornare nel 1968 nel film televisivo "Reporter alla ribalta". Nel 1970 decide di tornare in teatro, recitando in "Forty Carats", mentre l'anno successivo in "No no Nanette". Nel 1972 fa un ritorno sul grande schermo con il mistery "Chi ha ucciso Jenny", poi seguito nel 1978 dal catastrofico "Blackout: inferno nella città", mentre nei due decenni successivi continua a preferire la televisione apparendo in alcuni tv-movie come "Letters from three lovers" (1973), "La maledizione della vedova nera" (1977) e "Angioletto senza ali" (1982), e soprattutto recitando come special guest-star in alcuni telefilm di successo. Tra questi ricordiamo Switch" (1977), "Love Boat" (1978-83), "L'incredibile Hulk" (1979), "Simon & Simon" (1982), "Cuore e batticuore" (1984), "La signora in giallo" (1984), "Airwolf" (1986), e nel 1995 partecipa ad un episodio del remake de "La legge di Burke". Lontana da qualche anno dagli schermi, chiude la sua carriera nel 2001, partecipando con un cameo al film televisivo "These Old Broads" accanto a Liz Taylor, Debbie Reynolds, Shirley McLaine e Joan Collins, mentre è la nonna di uno dei protagonisti della commedia giovanilistica "A girl, three guys and a gun". Muore nel 2006 all'età di 88 anni nella sua casa di Ojai in California.
martedì 11 febbraio 2014
Addio a SHIRLEY TEMPLE
Se ne è andata all'età di 85 anni l'attrice SHIRLEY TEMPLE.
Nata nel 1928, inizia a studiare danza a nemmeno tre anni, cui seguono lezioni di canto e recitazione. Notata dalla casa di produzione Educational viene scritturata per due serie tra il 1931 e il 1933, ed appare spesso non accreditata in alcune produzioni. Vista la sua capacità di ballare e cantare, viene scritturata in seguito dalla Fox e ottiene visibilità e successo nel 1934 al cinema con il film "Il trionfo della vita". Seguono in quegli anni altre fortunate pellicole, come "La mascotte dell'areoporto", "Il piccolo colonnello", "Riccioli d'oro", "La piccola ribelle", "Capitan Gennaio, "Una povera bimba milionaria", "Cin Cin", "Zoccoletti olandesi" e "La piccola principessa", tutti film che le regalano fama e popolarità, numerosi consensi di pubblico e critica e anche un premio Oscar. Un successo che però trova un primo arresto con l'arrivo dell'adolescenza. I suoi film successivi, infatti, girati agli inizi degli anni '40, non regalano il fascino di un tempo, e tra questi ricordiamo "Alla ricerca della felicità" e "Non siamo più bambini". Nella metà degli anni '40, la Temple tenta invano di affidarsi a ruoli più maturi che non le fanno ritrovare il successo di pubblico di un tempo; questo nonostante abbia dato ottime prove recitative in film altrettanto validi, come "Da quanto te ne andasti", "Serenata messicana", "Il massacro di Fort Apache", "L'età inqiueta" e "The story of Seabiscuit", quest'ultimo uscito nel 1949, anno in cui abbandona il cinema. Dopo alcuni anni di assenza dagli schermi, appare in televisione tra il 1958 e il 1961 nella serie "Shirely Temple's Storybook". Ma dopo questa esperienza televisiva, decide di abbandonare per sempre lo spettacolo, salvo sporadiche apparizioni in documentari e interviste, per dedicarsi alla politica, spesso in ruoli di ambasciatrice umanitari fino agli ultimi anni.
martedì 4 febbraio 2014
GLORIA STUART
GLORIA STUART nasce a Santa Monica nel 1910. Inizia a recitare giovanissima, dapprima al college e poi in compagnie dilettanti di San Francisco. Agli inizi degli anni '30 recita al Pasadena Playhouse e viene notata per il suo talento da alcuni produttori della Universal Studios che la mettono sotto contratto. Debutta nel 1932 in due piccolissimi ruoli in "Street of women" e "La città proibita", cui seguono nello stesso anno "The all american", "L'aereoporto del deserto" e soprattutto "Il castello maledetto" di James Whale, che la vuole fortemente anche ne "Il bacio davanti allo specchio" e "L'uomo invisibile", entrambi del 1933 e che le procurano immediata notorietà. Dopo aver vinto il premio Wampas Baby Stars, nel biennio 1933-1934 è sul set di numerosi film Universal, alcuni di serie B ma di grande successo. Ricordiamo "Figli di lusso", "Il museo degli scandali", "Beloved", "Edizione straordinaria", "Marinai all'erta" e "Maybe it's love". Nel 1935 passa alla 20th Century Fox dove lascia l'horror e il fantastico che l'hanno consacrata e si cimenta in altri generi, dalla commedia al drammatico, dall'avventuroso al musical, ottenendo consensi positivi. Tra le pellicole possiamo ricordare "Gold Giggers of 1935" (1935), "Laddie" (1935), "Il prigioniero nell'isola degli squali" (1936), "Una povera bimba milionaria" (1936), "The lady escapes" (1937), "Rondine senza nido" (1938) e "D'Artagnan e i tre moschettieri" (1939), condividendo lo schermo con grandi artisti come Lionel Barrymore, Paul Lukas, Shirley Temple, Warner Baxter, James Cagney e Melvyn Douglas. Nel 1940 torna a lavorare in teatro per poi riprendere il cinema nel 1943 con il film "Here comes Elmer", cui seguono "Nessuno sa il proprio destino" (1944), "Enemy of women" (1944) e "She wrote the book" (1946). Si riallontana dal grande schermo per tornare a calcare i palcoscenici fino agli inizi degli anni '50 quando decide di abbandonare le scene per dedicarsi ad una sua passione, la pittura a olio. Per questo nel 1954 si trasferisce con suo marito, lo sceneggiatore Arthur Sheekman, in Italia a Rapallo, dove si dedica ala pittura esponendo in seguito nelle prestigiose gallerie di tutto il mondo. Nel 1975 rientra in America e decide di tornare a recitare. Debutta nello stesso anno in televisione nel tv-movie "The legend of Lizzie Borden" e si apre per lei una nuova carriera televisiva, segnata però dalla perdita di suo marito nel 1978. Tra le produzioni in cui lavora in quegli anni "Una famiglia americana" (1975), "Inondazione" (1976), "In the glitter palace" (1977), "The best place to be" (1979) e "Fun and games" (1980). Nel 1982 torna al cinema accanto a Peter O'Toole nel film "L'ospite d'onore", cui seguono "Mass Appeal" (1984) e "Wildcats" (1986), mentre nel frattempo appare come guest star in un episodio del 1983 di "Manimal" e in uno del 1987 de "La signora in giallo", nonchè in altri film televisivi come "Shootdown" (1988). La Stuart dice nuovamente addio allo spettacolo, ma il regista James Cameron, ricordandosi di lei per i suoi film cult degli anni '30, la vuole nello spettacolare "Titanic" (1997), nel ruolo della vecchia Rose. Il successo è tale che riceve una nomination agli Oscar come migliore attrice non protagonista e, ottasettenne, riacquista nuovamente la fama. Nel 1999, oltre a pubblicare la sua autobiografia, è al cinema con il film "Lettera d'amore" accanto a Tom Selleck, cui seguono nel 2000 "The million dollar hotel" di Wim Wenders e la commedia "My mother, the spy". Nello stesso anno riceve la preziosa stella nella Hollywood Walk of Fame. Nei primi anni del 2000 lavora ancora in televisione, tornando accanto ad Angela Lansbury nel tv-movie "La signora in giallo - L'ultimo uomo libero" (2001), e comparendo come guest star nelle serie "L'uomo invisibile" (2001) in omaggio all'omonimo film che ha interpretato nel '33, "Il tocco di un angelo" (2001), "General Hospital" (2002/03) e "Miracoli" (2003). Nel 2004 è sul grande schermo diretta nuovamente da Wim Wenders ne "La terra dell'abbondanza". Nel 2010 è protagonista di "Frankenstein goes to Hollywood", episodio della serie televisiva "A history of horror", e festeggia i suoi cento anni sul set recitando nel film documentario "Flight of Butterfly". Ci lascia dopo qualche mese, a settembre 2010.
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| Gloria Stuart in "Titanic" (1997) |
lunedì 16 dicembre 2013
Addio a JOAN FONTAINE
Se ne è andata all'età di 96 anni JOAN FONTAINE. Sorella minore di Olivia De Havilland, con la quale è stata sempre in competizione, la Fontaine (vero nome Joan De Beauvoir De Havilland), nasce a Tokyo nel 1917. Dopo il divorzio dei genitori, si trasferisce in California dove, spinta dalla madre e seguendo le orme della sorella, inizia adolescente a studiare recitazione. Debutta quasi diciottenne a Broadway nel 1935 in "Call it a day", dove viene notata dalla Rko che la mette sotto contratto. Il debutto al cinema nello stesso anno in una parte minore in "Non più signore". Dopo qualche altro ruolo secondario tra il 1937 e il 1938 in film come "Dolce inganno", "Musica per signora", "Una magnifica avventura" e "I tre cadetti", ottiene la notorietà e il plauso della critica nel 1939 con il film "Giunga Din" e soprattutto con "Donne" di George Cukor, in cui non sfigura accanto ad altre famose protagoniste. Nonostante il successo la Rko non le rinnova il contratto non trovando ruoli adatti da offrirle. Dopo essere stata scartata al provino per Rossella O'Hara in "Via col vento" (nel cui cast figura poi la sorella), incontra il produttore David O. Selznik che le offre il ruolo da protagonista nel debutto americano di Alfred Hitchcock, "Rebecca, la prima moglie" (1940). La sua interpretazione, segnata anche da una nomination agli Oscar, le fa giungere la consacrazione e il film diventa nel tempo uno dei migliori successi del maestro del brivido. Hitchcock, colpito dalla sua bravura, la sceglie anche per il film successivo, "Il sospetto" (1941), per il quale la Fontaine vince il premio Oscar come migliore attrice. Si specializza in seguito in ruoli melodrammatici, come in "Sono un disertore" (1942) di Anatole Litvak, in "Jane Eyre" (1943) di Robert Stevenson e ne "Il fiore che non colsi" (1943), pellicola diretta da Edmund Goulding che le fa ottenere la terza nomination agli Oscar. Seguono altre interessanti produzioni, come "L'avventura viene dal mare" (1944), "Gli amori di Susanna" (1945) e "La sfinge del male" (1947), e conferma il suo seguito di pubblico e critica in tre importanti film del 1948: il drammatico "Lettera da uno sconosciuto" di Max Ophuls, la brillante commedia "Il valzer dell'imperatore" di Billy Wilder e il noir "Per te ho ucciso" di Norman Foster. Inizia a collaborare con la radio nei radiodrammi del "Lux Video Theatre", e continua ad essere richiesta al cinema da grandi registi anche gli anni successivi, come da William Dieterle in "Accadde a settembre" (1950), Nicholas Rey ne "La seduttrice" (1950), George Stevens in "Perdonami se ho peccato" (1952), Orson Welles in "Otello" (1952), Richard Thorpe in "Ivanhoe" (1952) e dalla collega Ida Lupino ne "La grande nebbia" (1953). Nel 1953 inizia a lavorare anche in televisione recitando nel "Four Star Playhouse", prima di tornare in teatro a Broadway con "The' e simpatia" nel 1954. Gli anni successivi dirada il grande schermo, anche se ci offre ottime prove in "Serenata" (1956) di Antonhy Mann, ne "L'alibi era perfetto" (1957) di Fritz Lang, ne "Lisola del sole" (1957) di Robert Rossen e in "Un certo sorriso "(1959) di Jean Negulesco. Appare invece sempre più spesso in televisione, come nel "General Eletric Theatre" (1956-61) e nel "The 20th Century Fox Hour" (1956), o in alcune serie come "On trial" (1956) e "Star Time" (1960). Nel 1961 è di nuovo al cinema con "Viaggio in fondo al mare" di Irwin Allen e l'anno successivo in "Tenera è la notte" di Henry King. Nel 1963 ritrova Hitchcock che la dirige in un episodio de "L'ora di Hitchcock". Sempre nello stesso anno partecipa alla serie "Wagon Train" e, dopo un rientro in teatro con alcune versioni di "Private Lives", "Cactus Flowers" e "The lion in winter", torna al cinema nel 1966 con il film da lei prodotto "The Witches". Dal 1968 al 1970 è nuovamente a Broadway con lo spettacolo "Forty Carats", che ottiene enorme successo. Dopo alcuni anni di assenza, nel 1975 appare in un episodio della serie "Cannon", mentre nel 1978 è fra i protagonisti del film-tv "The Users" ed esce la sua autobiografia, "No bed for roses". Nel 1980 partecipa ad alcuni episodi di "Ryan's Hope", che le fruttano una nomination agli Emmy. Oltre a portare la sua conoscenza cinematografica al Festival di Berlino nel 1982 dove è presidente di giuria, continua per qualche anno con la tv apparendo come special guest star in alcune serie come "Love Boat" (1981), "Aloha 's Paradise" (1981), "Bare Essence" (1983) e "Hotel" (1986), e partecipando ai tv-movie "Crossings" e "Dark mansions", entrambi del 1986. Dopo alcuni anni di silenzio, nel 1994 è fra i protagonisti del film televisivo "Good King Wenceslas", con il quale chiude la sua straordinaria carriera. Negli ultimi anni è vissuta lontana dai riflettori nella sua casa di Carmel, in California.
La vogliamo ricordare con questo tributo dove sono raccolte alcune delle sue migliori performances cinematografiche.
martedì 5 novembre 2013
VIVIEN LEIGH
100 anni fa, il 5 novembre 1913, nasceva una delle più grandi dive di tutti i tempi, VIVIEN LEIGH. Vivian Mary Hartley, questo il suo vero nome, nasce in India da genitori inglesi. A soli tre anni, dopo il ritorno in Inghilterra, inizia a recitare in una compagnia teatrale amatoriale. Nel 1931, vedendo la sua compagna di scuola Maureen O'Sullivan recitare in un film, decide di proseguire gli studi iscrivendosi alla Royal Academy Dramatic of Art di Londra, che lascia e poi riprende per la contrarietà del marito appena sposato. Nel 1933 nasce sua figlia e subito dopo inizia con piccoli ruoli in teatro. Nel 1934 fa la comparsa nel film "Things are loking up", mentre nel 1935 assume il nome d'arte di Vivien Leigh ed è protagonista in teatro di "The mask of virtue", grande successo di critica, elogiata anche dall'attore Laurence Olivier che vuole a tutti costi conoscerla. Nel frattempo continua con il cinema dove è protagonista di alcuni film inglesi come "Gentlemen's agreement", Look up and laugh" e "The village squire", usciti tra il 1935 e il 1936. Nel 1937 viene chiamata da Olivier che la vuole con lui nel film "Elisabetta d'Inghilterra", altro grande successo. L'amicizia tra i due si trasforma in sentimento e decidono di vivere assieme, nonostante entrambi sposati e senza ottenere il divorzio dai rispettivi coniugi. Con Olivier recita nello stesso anno anche in "Amleto" all' Old Vic Theatre di Londra, e l'attore fa già i conti con il difficile temperamento della compagna. Dopo i film "Le tre spie" e "Patrizia e il dittatore", sempre del 1937, vola l'anno dopo negli Stati Uniti dove recita in "Un americano a Oxford" accanto all'amica Maureen O' Sullivan e in "I marciapiedi della metropoli". Questi film le aprono la strada per il cinema americano. Inizialmente viene chiamata dal regista William Wyler per recitare accanto a Olivier nel film "Cime tempestose", ma a causa di dissensi tra attore e regista le viene preferita Merle Oberon. Però nel 1939 viene scelta dal produttore Selznick per il ruolo di Rossella O'Hara in "Via col vento", sbaragliando agli ultimi provini le colleghe Paulette Goddard, Joan Fontaine, Jean Arthur e Joan Bennett. Sul set sono noti i dissensi dell'attrice con il regista Victor Fleming e l'attore Clark Gable; ma il film ha il successo che sappiamo e la Leigh vince il Premio Oscar. Nel 1940, ottenuti finalmente i divorzi dai rispettivi partner, lei e Olivier si sposano. I novelli sposi cercano poi invano di lavorare insieme in tre film, "Rebecca la prima moglie" dove Hitchcock le preferisce Joan Fontaine, "Orgoglio e pregiudizio" dove viene invece scelta Greer Garson e "I ponti di Waterloo" (1941), dove Olivier viene sostituito da Robert Taylor. Dopo il film "Fatalità (1940), la Leigh recita finalmente col marito ne "Il grande ammiraglio" (1941), cui seguono alcune rappresentazioni shakespeariane di successo a Broadway, da "Romeo e Giulietta" a "Riccardo III", che li portano in giro per il mondo fino in Nordafrica in alcune rappresentazioni eccezionali per le truppe americane. Qui, nel 1943, l'attrice si ammala di tubercolosi; rientrata in America, segue una forte depressione nonché l' aumento del suo disturbo bipolare. La Leigh continua con il teatro in varie produzioni come "The school for scandals" e l'"Antigone", intervallate dai film "Cesare e Cleopatra" (1945) e "Anna Karenina" (1948). Nel 1949 ottiene il ruolo di Balche Dubois nell'opera teatrale di Tennessee Williams "Un tram che si chiama Desiderio", diretto da suo marito. La produzione ha un forte successo che nel 1951 ne viene tratto un film diretto da Elia Kazan, con la Leigh e Marlon Brando protagonisti. Il personaggio di Blanche ha però un effetto negativo nella psicologia della diva, lasciandole nel tempo una forte immedesimazione anche nella vita reale. La meravigliosa interpretazione le fa comunque vincere il suo secondo Premio Oscar. L'anno successivo continua a calcare i palcoscenici con il marito, mentre nel 1954, prima di girare il film "La pista degli elefanti", ha un attacco di nevrosi e abbandona il set, venendo sostituita da Elizabeth Taylor. Nel 1955 gira il film "Profondo come il mare" diretto da Anatole Litvak, cui seguono delle tournée accanto al marito de "La dodicesima notte", del "Macbeth" e del "Tito Andronico" dove aumentano le sue crisi di isteria. Da qui una profonda crisi coniugale che sfocia poi in divorzio nel 1960, e si lega sentimentalmente all'attore Jack Merivale. Nel 1959 appare in televisione nella serie "ITV Play of the week" mentre nel 1961 è al cinema ne "La primavera romana della Signora Stone", su soggetto di Tennessee Williams. L'anno successivo inizia una lunga tournéè con il musical "Torvard", che le fa ottenere nel 1963 un Tony Award. Nel 1965 è ancora al cinema con il film "La nave dei folli" diretta da Stanley Kramer. Due anni dopo, nel 1967, mentre sta preparando l'allestimento di "A delicate balance", viene colpita da un altro attacco di tubercolosi e muore il 5 luglio dopo alcune settimane.
"... Io non sono una star del cinema, io sono un'attrice. Essere una star del cinema, solo una star del cinema, è una vita così finta, vissuta solo per finti valori e per la pubblicità. Le attrici vanno avanti per così tanto tempo e ci sono sempre ruoli meravigliosi da interpretare..."
Molte colleghe non furono d'accordo con questa affermazione, ma di sicuro Vivien Leigh ha dato il meglio di sé sia sul palcoscenico che sul grande schermo.
"... Io non sono una star del cinema, io sono un'attrice. Essere una star del cinema, solo una star del cinema, è una vita così finta, vissuta solo per finti valori e per la pubblicità. Le attrici vanno avanti per così tanto tempo e ci sono sempre ruoli meravigliosi da interpretare..."
Molte colleghe non furono d'accordo con questa affermazione, ma di sicuro Vivien Leigh ha dato il meglio di sé sia sul palcoscenico che sul grande schermo.
venerdì 4 ottobre 2013
JEAN ARTHUR
JEAN ARTHUR, pseudonimo di Gladys Georgianna Greene, nasce nel 1900 a Plattsburgh. A soli diciotto anni inizia a fare la modella e viene notata nel 1923 da John Ford che la vuole in un piccolo ruolo nel suo film "Cameo Kirby". Si accorge di lei anche King Vidor che l'anno successivo la chiama per "Il vino della giovinezza". Dopo queste esperienze decide di studiare recitazione. Continua per tutti gli anni '20 con piccole parti in diversi film, come in "Aman of Nerve" (1925), "Under fire" (1926), "The roaring rider" (1926), "The broken gate" (1927) e "Wallflowers" (1928), per poi lavorare in teatro. Nel 1929 ottiene successo e fama con il film "The Canary Murder Case", in cui recita accanto a William Powell e Louise Brooks. Seguono altre fortunate pellicole in cui mette in luce la sua ottima recitazione e la sua grande espressività, sia mimica che vocale, capace di attraversare i vari generi cinematografici. Tra i film del periodo ricordiamo "L'aquila grigia" (1930), "Nella morsa delle rotaie" (1930), "Ex-Bad Boy" (1931), "Get that Venus" (1933) e "Vortice" (1934). Nel 1935 torna a lavorare con il suo scopritore John Ford nel film "Tutta la città ne parla"; il ruolo di Miss Clark la consacra nell'olimpo di Hollywood. Seguono altri cinque film nello stesso anno, tra cui "L'uomo dei diamanti", in cui regala un'altra strepitosa prova. Nel 1936 avviene l'incontro con Frank Capra, che la sceglie per il film "E' arrivata la felicità", una delle commedie più esilaranti del periodo e in cui recita accanto a Gary Cooper. Nello stesso anno gira con William Powell "Il fantino di Kent", "Cercasi segretaria" con George Bent e "La conquista del West", diretta da Cecil B. DeMille e di nuovo in coppia con Gary Cooper. Nel 1937 è nel romantico "L'uomo che amo" di Frank Borzage e ci offre un brillante ruolo in "Easy leaving", diretto da Mitchell Leisen (indimenticabile la scena della sveglia), Nel 1938 è di nuovo diretta da Frank Capra nel capolavoro "L'eterna illusione", in cui divide lo schermo con James Stewart e Lionel Barrymore, mentre una terza collaborazione col regista avviene subito l'anno dopo nella pellicola "Mr Smith va a Washington", che recita con James Stewart, ottimo successo di critica e pubblico. Sempre nel 1939 gira con Cary Grant e Rita Hayworth "Gli avventurieri dell'aria" di Howard Hawks. Nel 1940 è invece con William Holden nel western "Arizona", e affianca Melvyn Douglas e Fred McMurray nella commedia "Troppi mariti", film diretti da Wesley Ruggels. Nel 1942 fa un breve rientro in teatro, recitando a Broadway la commedia musicale "Count me in", in cui conferma le sue doti recitative e canore, mentre è al cinema con "Il diavolo si converte", che la conferma sul podio delle attrici della "screwball comedy". Nel 1943 gira con John Wayne il sofisticato western "La signorina e il cowboy", mentre è la splendida e brillante Connie in "Molta brigata vita beata" di George Stevens, ruolo che l'anno successivo le fa guadagnare una nomination all'Oscar come migliore attrice. Nel 1944 esce il sentimentale "Anni impazienti" di Irving Cummings, successo di critica ma non di botteghino. Nel frattempo le scade il contratto con la MGM che l'attrice non lo rinnova, rinunciando negli anni seguenti anche a tutti i ruoli che le vengono offerti dalle varie major. Abbandona anche l'allestimento teatrale di "Nata ieri", venendo sostituita da Judy Holliday. Nel 1948 l'amico Billy Wilder la convince a tornare sugli schermi, dirigendola in "Scandalo internazionale". Due anni dopo torna in teatro in una curiosa rivisitazione di "Peter Pan"; mentre nel 1953 gira il western "Il cavaliere della valle solitaria" diretta da George Stevens. Dopo anni di assenza, nel 1965 debutta in televisione come guest star della serie "Gunsmoke", mentre l'anno successivo è protagonista della serie "The Jean Arthur Show". Dopo queste esperienze dice definitivamente addio alle scene e si dedica all'insegnamento di recitazione presso alcune scuole di arte drammatica (tra le sue allieve Meryl Streep in cui vede grande talento). Nel 1973 torna a sorpresa a Broadway nel remake teatrale del musical di Frank Capra "Last Orizon". Ma è soltanto una parentesi poichè decide di ritirarsi a vita privata dando successivamente pochissime notizie di sé. Muore nel 1991 all'età di 91 anni.
Nel 1997 le viene dedicato il film documentario "The actress nobody Knew", così intitolato per la grande riservatezza che ha sempre mostrato in pubblico.
lunedì 9 settembre 2013
Oscar alla Carriera ad ANGELA LANSBURY
Per i molti il suo nome è associato a quello di Jessica Fletcher, ovvero "La signora in giallo", serie che ha interpretato per tantissimi anni tra gli anni '80 e i '90, ma ANGELA LANSBURY è un'attrice a tutto tondo, non soltanto televisiva, ma soprattutto cinematografica e teatrale, ottima nel drammatico come nella commedia, senza tralasciare il musical, dove ha unito magnificamente la recitazione con il canto e il ballo, e il doppiaggio di cartoons.
A 88 anni l'Academy le darà il giusto riconoscimento, un Oscar alla carriera, quell'Oscar che ha tre volte sfiorato, con le nomination per i film "Angoscia" del 1944 (suo esordio al cinema), "Il ritratto di Dorian Gray" del 1945 e "Va e uccidi" del 1962. Ottime anche le sue interpretazioni in "Gran Premio" (1944), "Le ragazze di Harvey" (1946), "Nuvole passeggere" (1946), "Lo stato dell'unione" (1948), "I tre moschettieri" (1948), "La lunga estate calda" (1958), Il buio in cima alle scale" (1960), "Pomi d'ottone e manici di scopa" (1970), "Il mistero della signora scomparsa" (1979), fino a "Nanny Mc Phee" (2005). Nella sua carriera ha più volte ottenuto delle nomination agli Emmy nonchè vinto dei Golden Globes e i Bafta per la sua attività televisiva e cinematografica, e diversi Tony Awards per i suoi lavori teatrali.
La Lansbury è un ottimo modello per tutte le generazioni di attori, basti pensare che anche Johnny Depp ha dichiarato di ispirarsi a lei per le tecniche recitative. Questo Oscar alla Carriera va esattamente ad onorare una delle migliori interpreti della storia della cinematografia mondiale.
venerdì 7 giugno 2013
ESTHER WILLIAMS
Se ne è andata all'età di 91 anni ESTHER WILLIAMS, la "sirena di Hollywood". Nata nel 1921 a Inglewood in California, da piccola si iscrive a nuoto diventando nel giro di pochi anni una campionessa dello stile libero. Dopo alcune gare importanti, decide nel 1940 di partecipare alle Olimpiadi che però, a causa della guerra, vengono annullate. Nel frattempo è scritturata col nuotatore e futuro Tarzan cinematografico Johnny Weissmuller nello spettacolo acquatico "Billy Rose's Aquacade", e finita la tournèè decide di presentarsi a Hollywood con l'intenzione di fare l'attrice, recitando alla fine del 1941 in due cortometraggi. Notata dalla MGM ,che la mette sotto contratto, debutta così sul grande schermo nel 1942 ne "La doppia vita di Andy Ardy" nel ruolo della fidanzata del protagonista interpretato da Mickey Rooney; un film commerciale che la fa subito notare dal pubblico. L'anno successivo ha un ruolo secondario a fianco di Spencer Tracy in "Joe il pilota", ma le sue doti di nuotatrice vengono sfruttate nel 1944 nel film "Bellezze al Bagno". Il film viene ben accolto da pubblico e critica, e la Williams diventa subito una star. Nel 1945 è nel cast del fortunato "Ziegfeld Follies", in cui grazie al suo "A water ballet" riceve l'appellativo di "sirena di Hollywood". I film successivi ricalcano un po' le sue abilità acquatiche unite a spettacolari coreografie, nonchè la sua sorprendente dote recitativa adatta alla commedia brillante. Ricordiamo "Luna senza miele" (1945), "Easy to wed" (1946) diretta da Baster Keaton, "La matadora" (1947), "Ti avrò per sempre" (1947) con la splendida regia e le meravigliose coreografie di Stanley Donen, "Facciamo il tifo insieme" (1949) con Gene Kelly, "La figlia di Nettuno" (1950) , "La ninfa degli antipodi" (1952) in cui oltre alle acrobazie acquatiche mostra anche un talento recitativo drammatico, "Nebbia sulla manica" (1953) in cui nuota con Tom & Jerry, e "Fatta per amare" (1953). Nel 1954 debutta come sceneggiatrice nel film musicale "Athena e le sette sorelle", mentre l'insuccesso del film successivo, "Annibale e la vestale", la convince a diradare i suoi impegni cinematografici, nonostante la buona prova nel 1956 in "Mister X o l'uomo nell'ombra", scritto per lei dall'amica Rosalind Russell, e in "Vento di passioni" nel 1958. Nel frattempo decide di riprendere i suoi spettacoli e di lavorare anche per la televisione, apparendo in "Lux Video Theatre", nel "The Bob Hope Show", nel "The Donna Reed Show" e in un episodio de "I racconti del West". Nel 1961 torna al cinema ne "Il grande spettacolo" di James B. Clarke, mentre nel 1963 è diretta dal suo terzo marito Fernando Lamas ne "La fuente magica". A questo punto decide di abbandonare gli schermi per dedicarsi ad iniziative benefiche e per insegnare nuoto ai bambini affetti da cecità. Poche le sue apparizioni in pubblico, salvo alcune ospitate televisive (ricordiamo anche in Italia nel 1998 nel programma di Paolo Limiti in una stupenda intervista), alcuni show celebrativi (come il "Burt Reynolds s' Conversation with..." del 2001) e alcuni recenti documentari su Hollywood, sia come protagonista che come narratrice. Nel 2004 pubblica la sua autobiografia, "Million Dollar Mermaid".
martedì 14 maggio 2013
CAROLE LOMBARD
CAROLE LOMBARD nasce a Fort Wayne nel 1908. Debutta nel 1921 quasi tredicenne nel film muto "A perfect crime" diretto dal regista Allan Dwan, amico di famiglia. In seguito confeziona piccoli ruoli in diverse pellicole, fra cui "Road to glory" (1926) di Howard Hawks, film che le permette di perfezionarsi in tecniche di recitazione fra le "bellezze al bagno" di Marc Sennett. Dopo questa esperienza e una serie di cortometraggi, lavora con Cecile B. DeMille nel film "Dinamite" (1929). Con l'avvento del sonoro, nel giro di quattro anni, è presente in una ventina di film, come "Angelo biondo" (1930), "I take this woman" (1931) con Gary Cooper, "Peccatori" (1932), "From hell to haven" (1933) e "L'inferno verde" (1933), spaziando con talento dalla commedia al drammatico, dal mistery all'avventura. Ma il successo arriva nel 1934 grazie ad Howard Hawks che, ricordando la sua ironia nel film muto in cui l'aveva diretta, la vuole protagonista del film "Ventesimo secolo". In questa pellicola, grande successo di critica e botteghino, spiccano la sua recitazione brillante e la sua ironia che contrastava il bellissimo ed elegante aspetto. L'anno successivo bissa il successo con il film "I milioni della manicure" di Mitchell Leisen, che la portano ad essere una delle regine della "screwball comedy". Nel 1936 seguono i film "Rumba", "Rosa d'amore" e "La bisbetica innamorata", ma soprattutto è una ricca e viziata ma adorabile ereditiera ne "L'impareggiabile Godfrey" di Gabriel La Cava, in cui divide lo schermo con l'ex marito William Powell (sono stati sposati dal 1931 al 1933). L'interpretazione le frutta una nomination agli Oscar. La Lombard fa sempre più breccia nel cuore del pubblico, girando altri film importanti per la sua carriera tra il 1937 e il 1939. Fra questi ricordiamo "Nulla sul serio", in cui è una finta malata in una velata satira sul giornalismo, "True confession", splendida commedia in cui è una piacevolissima moglie bugiarda, e "Ritorna l'amore", in cui divide piacevolmente lo schermo con James Stewart. Dopo questi film, nel 1939 convola a nozze con l'attore Clark Gable, conosciuto nel 1932 sul set del film "Nessun uomo le appartiene", anche se la loro storia inizia soltanto nel 1936. Un anno dopo il matrimonio, nel 1940, è sul set di due film: nel drammatico "Angeli della notte" di George Stevens, in cui è una struggente infermiera, e in "Non desiderare la donna d'altri" di Garson Kanin, gradevole e riflessiva commedia di "corrispondenza". Nel 1941 realizza un suo sogno artistico, quello di lavorare con Alfred Hitchcock; gira quello che è stato uno dei pochi film commedia del regista, "Mr & Mrs Smith", dove è sempre più perfetta nel coniugare ironia e romanticismo. Lo stesso anno viene diretta da Ernst Lubitsch nel film capolavoro "Vogliamo vivere", una tagliente satira sul nazismo in cui interpreta magistralmente un'attrice caparbia e ironica. Ma poco dopo le riprese, nel gennaio del 1942, di ritorno da una campagna di raccolta fondi per gli eventi bellici, il suo aereo precipita su una montagna e l'attrice perde la vita, gettando nello sconforto Clark Gable e tutto il pubblico cinematografico l'ha amata.
martedì 30 aprile 2013
LORETTA YOUNG
LORETTA YOUNG nasce nel 1913 a Salt Lake City. Spinta dalla madre, a soli quattro anni debutta al cinema nel film muto "The primrose ring". L'infanzia e l'adolescenza le trascorre girando numerosi film del periodo, fino all'avvento del sonoro. Nel 1931 ottiene una particina nel film di Frank Capra "La donna di platino", cui seguono tutta una serie di parti secondarie. Nel 1934 arriva la notorietà con il film "Un'ombra nella nebbia" e, dopo altre pellicole, nel 1935 gira il successo "Shangai" diretta da James Flood. I suoi occhi grandi e blu stregano il pubblico ma anche la critica; il suo volto e la sua espressione ormai si evidenziano tra le tante attrici dell'epoca. Nello stesso anno gira il film "Il richiamo della foresta" accanto a Clark Gable. Tra i due nasce una grande e segreta passione. La Young resta incinta e, per salvaguardare le carriere di entrambi (Gable era sposato), se ne va per un periodo all'estero per coprire il segreto. Al ritorno comunica alla stampa di voler adottare una bimba col suo nuovo compagno e futuro marito Tom Lewis, quella figlia che aveva partorito lontana dai riflettori. Nonostante i tabloid rumoreggeranno per tutta la carriera dell'attrice sulla parternità della bambina (che aveva la bellezza e gli occhi della Young e le orecchie di Gable), la star lo terrà nascosto sino al 1994. Dopo la finta adozione, torna al cinema e gira numerosi successi, come "Kentucky" (1938), una delle sue migliori prove, "Boston" (1939), "Eternamente tua" (1939), "Notte bianca" (1940), "Accadde una sera" (1941), "China" (1943) e "Il grande silenzio" (1944). Ormai la carriera dell'attrice è alle stelle e con i suoi ruoli spazia ottimamente dal drammatico al western, dall'avventura alla commedia. Nel 1946 un'altro film importante, "Lo straniero", dov'è diretta da Orson Welles. Il 1947 è un'altra tappa fondamentale per la Young. Oltre al successo dei film "La moglie del vescovo" e "Un matrimonio ideale", esce "La moglie celebre" di H.C. Potter; per questa interpretazione brillante vince il premio Oscar come migliore attrice. Successivamente altri film importanti, tra i quali ricordiamo "Il vagabondo della foresta" (1948), "Un'adorabile intrusa" (1949) e "Le due suore" (1949), con il quale ottiene un'altra nomination agli Oscar. I ruoli che in seguito interpreta all'inizio degli anni '50, nonostante sempre acclamati dai critici, non la soddisfano. Decide di recitare in teatro e nel 1953, con il film "It happened every thursday", decide di mettere la parola fine al cinema. Nello stesso anno debutta invece in televisione con "Letter to Loretta", una serie che fa grandi ascolti e che interpreta fino al 1961, facendole vincere ben tre Emmy e, dopo la chiusura, portandola a tornare di nuovo in tv l'anno successivo con "The New Loretta Young Show". Dopo questa esperienza si ritira dalle scene, salvo ritornare in due tv-movie negli anni '80; nel 1986 è protagonista de "La colomba di Natale", con il quale vince il Golden Globe, e nel 1989 recita in "Lady in the corner". All'inizio degli anni novanta esce la sua autobiografia, mentre nel 1994 è voce narrante del film "Life along the Mississippi". Muore di cancro a Santa Monica nel 2000 all'età di 83 anni.
venerdì 26 aprile 2013
LUISE RAINER
Nata a Dusseldorf in Germania nel 1910, LUISE RAINER debutta a soli sedici anni in teatro diretta da Max Reinhardt. Dopo alcuni lavori teatrali e alcuni successi cinematografici in patria all'inizio degli anni '30, viene notata dal regista americano Robert Z. Leonard che la vuole a Hollywood facendola debuttare nel film "La modella mascherata" (1935) accanto a William Powell. Ottiene un contratto con la MGM e l'anno successivo lavora nel film "Il paradiso delle fanciulle" sempre accanto a Powell; la celebre scena del telefono le fa vincere l' Oscar come migliore attrice. Il film successivo, nel 1937, è "La buona terra", dove la Rainer fornisce un'altra grande interpretazione culminata con un secondo Oscar come migliore attrice. Anche i film girati in seguito tra il 1937 e il 1939, sono grandi successi. Ricordiamo "La grande città", "Passione ardente" e "Il grande valzer". Nonostante ciò, la MGM nel 1941 non le rinnova il contratto. Nel 1943 è protagonista del film "Hostages" ma poi, per il rifiuto ad alcuni ruoli a lei proposti da altre major, torna al teatro e inizia a lavorare per la televisione, prima per quella americana ("The chevrolet", "By Candlelight, "Suspence", "Combat") e in seguito per quella tedesca e inglese fino agli inizi degli anni '70. Nel 1960 avrebbe dovuto interpretare un ruolo ne "La dolce vita" di Federico Fellini ma, per le incomprensioni tra i due, la sua parte viene tagliata già nella sceneggiatura. Ormai trasferitasi definitivamente a Londra, fa un breve ritorno negli States nel 1984, dove partecipa come special guest ad un episodio della serie "Love Boat". Negli anni '90 torna a recitare; nel 1991 è nel tv-movie "A dancer" e nel 1997 nel film inglese "The gambler". Negli ultimi anni ha più volte partecipato alla Cerimonia degli Oscar. Ha 103 anni e vive sempre a Londra.
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