martedì 3 dicembre 2013

MARIELLA LOTTI


   MARIELLA LOTTI, pseudonimo di Anna Maria Pianotti, nasce a Busto Arsizio nel 1921. Decisa a fare l'attrice, sulle orme della sorella maggiore Carola già nello spettacolo, si trasferisce a Roma a soli sedici anni dove prende lezioni di recitazione da Teresa Franchini e viene poi ammessa al Centro Sperimentale di Cinematografia. Ottenuto il diploma viene notata dal regista Mario Bonnard che la fa debuttare nel 1938 in un piccolo ruolo nel suo film "Jeanne Doré", e la richiama l'anno successivo (anno in cui compare anche ne "Il socio invisibile" di Roberti) per "Io, suo padre" e nel 1940 per "Il ponte dei sospiri". Sempre nel 1940 lavora come comprimaria ne "La figlia del Corsaro Verde" di Guazzoni, ma i ruoli da coprotagonista nello storico "Kean" di Brignone, nel drammatico "Il signore della taverna" di Palermi e nel poliziesco "L'ispettore Vargas" di Franciolini la mettono in luce. Nel 1941 è in coppia con Amedeo Nazzari in due film di botteghino, l'avventuroso "Il cavaliere senza nome" di Cerio e la commedia "I mariti" di Camillo Mastrocinque, e ritrova Bonnard in un altro film in costume, "Mario Visconti". Dotata di grande bellezza e fotogenia, non tarda ad apparire nelle più popolari riviste cinematografiche del tempo, amata dal pubblico e richiesta dal cinema  A consacrare le sue doti artistiche è il film "Fari nella nebbia" (1942) di Gianni Franciolini, in cui recita accanto a Fosco Giachetti; una storia torbida ma che risalta la sua recitazione e la sua presenza scenica nonostante il ruolo non del tutto positivo. Il film ha grande successo di critica e di pubblico, e la Lotti dimostra la sua maturità artistica nel passare brillantemente da un ruolo algido in costume a quello più spensierato e moderno, dai toni di commedia a quelli drammatici. Sempre nel 1942 è richiesta da numerosi registi, come Brignone, con cui gira "Turbamento" e "La Gorgona", Sava in "Squadriglia bianca" e Malasomma in "Acque di primavera", pellicola di successo in cui fa coppia con Gino Cervi. Nel 1943 seguono altri importantissimi film: ricordiamo "Mater Dolorosa" di Gentilomo, "Silenzio, si gira" di Brignone e "Quelli della montagna" di Aldo Vergano, in cui ritrova Nazzari e inizia un sodalizio artistico con il regista Alessandro Blasetti (qui sceneggaiatore). Infatti è sempre Blasetti a volerla nello stesso anno fra le sette attrici protagoniste (con Valentina Cortese, Elisa Cegani, Doris Duranti, Maria Denis, Dina Sassoli e Maria Mercader, tutte dive di quegli anni) di "Nessuno torna indietro", splendida e insolita pellicola corale. Ma il 1943 è anche l'anno in cui inizia la sua migliore interpretazione, quella della tormentata Nicoletta nel film "La freccia nel fianco" di Alberto Lattuada; la lavorazione si interrompe causa vicende belliche per proseguire l'anno dopo e poi uscire nel 1945; grande successo e ora fra le pietre miliari del nostro cinema. Con la guerra ha occasione di girare solo tre pellicole: "Il fiore sotto gli occhi" e "Canto ma sottovoce", entrambi di Brignone, e uno degli episodi de "I dieci comandamenti" di Chili. Subito dopo il conflitto mondiale la Lotti decide di alternare il palcoscenico al cinema; in teatro, fra i registi con cui lavora, c'è Luchino Visconti che la dirige in "Delitto e Castigo"  nel 1946 e "Vita col padre" l'anno successivo. Il suo rientro al cinema è sempre nel 1946 con il suo amico Blasetti in "Un giorno nella vita", toccante film in cui recita con Nazzari, Massimo Girotti, Elisa Cegani e Dina Sassoli. Nello stesso anno è sempre accanto a Nazzari ne "Il cavaliere del sogno" di Camillo Mastrocinque, mentre nel 1947 interpreta quattro importanti pellicole: il drammatico "Malacarne" di Mercanti", il poliziesco "Fumeria d'oppio" di Matarrazzo, il classico "I fratelli Karamazzoff" di Gentilomo ed è la fatina nel fantastico "Le avventure di Pinocchio" diretto da Guardone. Tra il 1948 e il 1950 dirada le sue interpretazioni cinematografiche, forse non trovando più ruoli adatti a lei. E' comunque presente in alcuni film d'avventura e in commedie brillanti, tra i quali spiccano "Arrivederci, papà" di Mastrocinque, "Guarany" di Freda, "Il diavolo in convento" di Malasomma e "E' più facile che un cammello" di Zampa, dimostrando le sue ottime e mantenute qualità recitative. In questi anni anni continua con il teatro, che calca per l'ultima volta nel 1950 in "Addio giovinezza" di Nino Oxilia. L'anno successivo gira "Gli innocenti pagano" di Capuano e "Il capitano di Venezia" di Puccini, mentre nel 1952 appare in sei pellicole, tra cui ricordiamo l'ottimo "Processo alla città" di Zampa e l'internazionale "Naso di cuoio" di Yves Allégret. Dopodiché Mariella Lotti, con una carriera che ha percorso poco più che un decennio ma che l'ha posizionata tra le dive più richieste e adorate del periodo, decide di abbandonare il cinema, rifiutando in seguito le numerose proposte lavorative giunte negli anni. Moglie dell'industriale Alfredo Zanardo, preferisce al grande schermo il ruolo di moglie, madre e nonna ritirandosi a vita privata nella sua Busto Arsizio, dove muore nel 2006 all'età di 85 anni.

2 commenti:

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  2. Mariella Lotti pseudonimo di Maria Camilla Pianotti è nata a Busto Arsizio il 17 novembre 1919 ed è mancata a Parigi, dove viveva dal 1967, il 18 dicembre 2004. Non è mai più tornata a Busto Arsizio

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