lunedì 29 aprile 2013

CLARA CALAMAI

  

Una delle attrici più importanti del nostro cinema è CLARA CALAMAI. Nata a Prato nel 1909, appena diciottenne parte per Roma dove studia al Centro Sperimentale di Cinematografia. E' qui che viene notata dal regista Aldo Vergano che nel 1938 la fa debuttare nel film "Pietro Micca". Nello stesso anno partecipa in ruoli minori a due film di Gennaro Righelli, ma nel 1939 viene scelta da Alessandro Blasetti per il film "Ettore Fieramosca". Questo film in costume è il trampolino di lancio per portarla nell'olimpo delle attrici dei telefoni bianchi. Infatti nello stesso anno gira i successi "Io suo padre" di Bonnard e "Il fornaretto di Venezia" di Coletti,  mentre l'anno successivo recita in "Boccaccio" di Albani, "Capitan Fracassa" di Coletti e in uno dei suoi lavori più importanti, "Addio giovinezza" di Poggioli. Il 1941 è l'anno della grande popolarità. Oltre a recitare con intensità in diversi generi e tipologie di ruoli differenti, come "Luci nelle tenebre", "I pirati della Malesia", "Caravaggio" e "L'avventuriera del piano di sopra", fa scalpore una sua scena a seno nudo in "La cena delle beffe" di Alessandro Blasetti. Si tratta del primo seno nudo della storia del cinema italiano. Continuano i successi anche nel biennio successivo ("La regina di Navarra", "Enrico IV", "Una piccola moglie"...), ma è proprio nel 1943 che arriva per l'attrice il film con cui verrà per sempre ricordata. La pellicola è "Ossessione" di Luchino Visconti, considerato il primo film del neorealismo italiano; il ruolo era stato pensato inizialmente per Anna Magnani che però, all'utimo momento, è costretta ad abbandonare poichè incinta e in disaccordo con le scelte del regista. Anche negli anni successivi interpreta dei lavori importanti, come "Le sorelle Materassi" (1944) di Poggioli, "Due lettere anonime" (1945) di Camerini e, diretta nuovamente da Coletti,  "L'adultera" (1946) , film con cui vince il Nastro d'Argento come migliore attrice.  Sempre nel 1946 gira "Il tiranno di Padova" di Neufeld, altra interessante prova, ed è presente ininterrottamente al cinema fino al 1952. In quello stesso anno debutta in teatro, che riprende saltuariamente per tutti gli anni '50. Nel 1954 debutta in televisione nella prosa "Le zitelle di via Hydar" e nel 1955 è nel cast dello sceneggiato poliziesco "La notte di sette minuti". Nonostante l'acclamazione da parte di critica e pubblico, la Calamai inizia a diradare le scene per dedicarsi alla famiglia. l successivi ritorni al cinema sono legati alle richieste dei suoi amici registi; così accade per "Le notti bianche" di Visconti nel 1957 e "Afrodite, dea dell'amore" di Bonnard nel 1958. Allo stesso modo per lo sceneggiato di Eros Macchi "Tom Jones" (1960). Ormai lontana dal panorama cinematografico, torna nel 1967 in un episodio di "Le streghe" ancora diretta da Luchino Visconti, mentre nel 1974 appare in un piccolo ruolo ne "La peccatrice". Nel 1975 la sua ultima interpretazione, la folle madre assassina di "Profondo rosso" di Dario Argento, un ruolo cult per tutti gli appassionati del genere e non solo. Nonostante questa celebratissima prova, l'attrice lascia definitivamente il cinema ritirandosi a vita privata, in assoluto silenzio e senza dare più notizie di sè. Muore a Rimini, dove risiedeva da anni, nel 1998. 

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